1° EDIZIONE 2015 // UNA CITTà CHE BALLA

Le arti performative (come genere e come termine – in inglese Performing Arts – nascono negli anni Settanta e designa una serie di espressioni artistiche prodotte attraverso la danza, la musica, il cinema, il teatro, il video e la poesia. La diffusione del termine “performance” si deve al musicista John Cage nel secondo dopoguerra.

Il termine può essere applicato anche ad eventi e operazioni di fine anni Sessanta, come quelle che fanno capo al gruppo Fluxus e agli happening di Allan Kaprow. Elementi fondamentali della Performing Arts sono il corpo e il movimento, i suoni, le parole. Con la nascita delle arti performative si inizia a dare peso consistente anche alle componenti tecnologiche che aumentano il valore innovativo della performance. Lo stesso Merce Cunningham, in ambito danza, attraverso la collaborazione con il musicista John Cage ha creato un nuovo modo di approcciarsi al tempo e allo spazio scenico dando il via ad un’infinita sequenza di contaminazioni tra le arti performative e le arti multimediali digitali. Il nostro progetto vuole coniugare le esigenze urbane di una città con le esigenze di economia sostenibile dell’oggi proponendo delle azioni performative che restituiscano non solo senso e valore al territorio e ai locali, alle aree in disuso, ma anche che restituiscano valore alla cultura e alla creatività come risorsa fondamentale in tempo di crisi economica, sociale e ambientale.

Nel 2015, anno internazionale della Luce, vorremmo illuminare la città di cultura dando vita alle vetrine vuote, riempire quei vuoti con performance che lascino una traccia creativa, un’idea di possibilità, di poter riempire di nuovo quegli spazi, ora vuoti, ma allo stesso tempo pieni di potenzialità. Per restituire alla città valori, per dare alle persone la possibilità di capire come la creatività sia importante e fondamentale per risolvere situazioni di crisi, siano esse economiche, sociali, di valori o ambientali. Vorremmo creare un’interazione tra la Luce nelle sue varie forme e il movimento, la parola, la musica, lavorare sulle zone d’ombra o mettendo in luce ciò che è rilevante. I linguaggi che utilizzeremo per fare questa operazione sul territorio saranno prevalentemente il teatro e dal danza contemporanea e urbana, la musica, la lettura, le arti visive, cercando quante più contaminazioni possibili.

Cercando di far affiorare nelle persone che passeranno per strada e vedranno tra una vetrina e l’altra, una vetrina piena di Cultura e Arte, almeno l’idea che forse tutto questo non inutile o superfluo, che l’arte e la cultura non possono, in una società civile stare in secondo piano perché è da lì che nasce il libero pensiero delle persone, la loro capacità di affrontare il mondo e gli ostacoli in modo creativo trovando soluzioni, risolvendo situazioni apparentemente senza via di uscita. Nella mente creativa una soluzione arriva sempre.